Il pianeta delle scimmie. Da guardare ma proprio a manetta.
Quello vecchio, è il primo e finora unico film vecchio che mi sia piaciuto, effetti speciali ridicoli ma veramente effettivamente degno, per i miei umilissimi gusti.
E anche bel finale 🙂

Momento Amarcord: La maestra [non mi ricordo il nome] mi dava il budino.
All’asilo tutti i bambuini mangiavano lo yogurt, cosa molto buona e molto sana, tutti dovrebbero mangiare lo yogurt – che a me faceva cag*re nel senso che non mi piaceva proprio, così la cuoca (forse non era la maestra in effetti) mi portava in gran segreto in cucina e mi metteva seduto su una sediolina di legno, me la ricordo ancora, tipo ikea, non una sdia banale, davanti a un tavolino di legno in coordinato, girato verso il muro, e mi piazzava davanti un budino grosso come il Congo, che in altezza superava di gran lunga un punto che io potessi raggiungere con il cucchiano, e che mangiavo avidamente.
In seguito a una relativamente recente (10 anni fa) conversazione con la cuoca ovviamente il budino si è rivelato essere della grandezza di un bicchiere da davola, ma voglio ricordarmelo così, il mio amato budino gigante.

Su ispirazione di tommi dopo un viaggetto con lui posso iniziare a compilare una controlista di cose che portai in vacanza,e che furono pure troppe – se c’è anche acqua lungo il cammino e la possibilità di stendere panni ad asciugare (tipo, se non c’è un orso polare che vi sta inseguendo su un’isola) potete viaggiare per un tempo t indefinito alla stessa latitudine l.
Lo zaino, a differenza del caso del mio collega, è uno zaino e non un pacco dell’est ma i risultati sono confrontabili
La lista in questione è:
Potevo non portare:
Ho regalato alla spagna
Quindi a conti fatti, potevo partire con metà delle cose e non ne avrei ristentio, o ne avrei risentito di meno 🙂
Kudos.

Signora di cui non ricordo il nome amica di famiglia: Ah, allora ti sei laureato, bravo, pensavo che fossi più giovane!
Io: Eh no signora, il tempo passa per tutti.. [da non dire se la persona davanti a voi va o ha passato i 60]
S.d.c.n.r.i.n.a.d.f.: Bè allora in bocca al lupo per tutto!
Io: Crepi! E anche lei!
Morale: non dimenticarti le preposizioni nelle frasi, o spera che la persona davanti a voi abbia il senso dell’umorismo.
Lo so, si, sono spesso in Facebook, lo so si è bello ha un sacco di potenzialità, in special modo pixel ranger.
Ma nelle ultime settimane, nella homepage – sai dove si vede tutta quella roba di cosa dicono e fanno tutti? In quel fiume di cose che tutti fanno mi è venuto un conato. E non parlo del marito di mia sorella, parlo di qualcosa di molto più sgradevole (al marito di mia sorella voglio molto bene).
Non saprei ancora codificare perché, perché non c’è un motivo logico al momento, ma la home mi fa vomitare, e anche le pagine utente un po’ – una specie di overflow di dati per cui quasi vomitavo che qualcuno aveva appena mandato un regalo fastidiosissimo a qualcun altro, o qualcuno si era unito a un gruppo ovvietà tipo per tutti quelli che almeno una volta hanno messo le scarpe (si, perché noi con le scarpe siamo più speciali degli altri).
Inizio a capire la scelta di Paolo o di Nati, di limitare o di togliere Facebook.
Bella la Spagna, comunque 🙂
Un nuovo design. Si si proprio si, non riesco più a scrivere se no, e tra poco vado in Spagna, è il caso di applicarsi un momento. Ma prima mr-blonde.com.
Grazie a Paolo Attivissimo per la segnalazione
Finora l’autore che ha affidato le proprie opere alla gestione della Siae non può liberarle, quindi è stata sempre la Siae a dare l’autorizzazione a terzi per il loro utilizzo, facendo da intermediario. Ora, invece, con la nuova regolamentazione annunciata un autore può mettere su Internet una propria composizione anche a titolo gratuito facendo una semplice dichiarazione alla Società che in questo caso dà piena libertà all’autore senza pretendere nessun indennizzo per il proprio servizio di gestione
Non è credere che l’altro sia fatto per te, é imparare a convivere con te stesso e quindi con un altro, è fare diventare speciale chi hai davanti, è capire che la cattiva sorte non è solo quando la sorte sarà cattiva, ma anche quando l’altro lo sarà.
Pochi sanno esprimere l’amore nella cattiva sorte, ma non provarlo anche in quei casi di cattiva sorte è una maledizione, che non ho mai incontrato.
(Se l’amore non incontra difficoltà non può essere verificato. Il che può essere un bene.)
Prima di chiedere, guarda a cosa stai dando.
Vale la pena di prendere la macchina e andare drittti finché non hai voglia di casa. A volte basta mezz’ora, a volte passa anche tutta la notte.
Non amo la distanza, ogni chilometro in più che mi separa dalle mie radici è una tacca in meno nella barra dell’energia, come quando un cellulare non ha campo.
Fortunatamente da quando ho iniziato a viaggiare in un certo modo le radici sono diventate più città e addirittura più nazioni.
Quindi ricapitolando vale la pena andare per poi tornare, senza stabilire esattamente quando si torna. Magari da soli, non è affatto male, è come tuffarsi all’indietro nella propria testa. Senti odori che avevi solo mezzo immaginato tra una pausa caffè e il suono delle chiavi tirate fuori dalla tasca.
Invece parti e sono lí, magari a pochi metri da casa, solo che non ti eri davvero messo nella posizione di uscire di casa, bastava solo un attimo di fantasia. E quell’odore è una porta per l’immortalità, cosa che non puoi capire prima di averlo annusato. Nè dopo effettivamente, vive solo in quel momento: quando senti il rumore del motore, o quando si apre un paesaggio dietro una collina. O quando vedi una pecora.
Nè prima nè dopo, solo lí.
“When I’m able to walk I’m the king of my world”